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	<title>Tour storico culturale Archivi - Hotel Baia Palinuro</title>
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	<description>Hotel 4 stelle Palinuro</description>
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	<title>Tour storico culturale Archivi - Hotel Baia Palinuro</title>
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		<title>Il Parco nazionale del Cilento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[hotelbaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Feb 2018 18:32:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tour storico culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano comprende un territorio di circa 180.000 ettari (è il secondo parco Nazionale più esteso d’Italia) delimitato a nord dalla piana di Paestum, a est dal Vallo di Diano, a ovest e a sud dal mar Tirreno. Il Parco iscritto nella lista Unesco del Patrimonio Mondiale dell’Umanità ed elevato [&#8230;]</p>
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									<p>Il <strong>Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano </strong>comprende un territorio di circa 180.000 ettari (è il secondo parco Nazionale più esteso d’Italia) delimitato a nord dalla piana di Paestum, a est dal Vallo di Diano, a ovest e a sud dal mar Tirreno.</p><p>Il Parco iscritto nella lista <strong>Unesco del Patrimonio Mondiale dell’Umanità</strong> ed elevato a riserva di Biosfera MaB (Man and Biosphere), è considerato <em>“santuario della natura</em>” e “<em>paesaggio vivente</em>” in quanto raro incrocio di civiltà, specie naturali e popoli. Magnifico risultato dell’opera combinata della natura e dell’uomo,<strong> il Parco si caratterizza per la presenza di ambienti costieri, montani e vallivi</strong>, per la ricchezza straordinaria di vegetazioni, per un elevato grado di diversità biologica della specie e per le eccezionali tracce di storia che dal Paleolitico arrivano fino ad oggi. <strong>Coste incontaminate, falesie rocciose, alture dall’aspra bellezza, sentieri, corsi d’acqua, grotte misteriose</strong>, accrescono il richiamo di questi territori, luogo ideale per un rigenerate viaggio nella natura alla (ri)scoperta di un patrimonio dall’inestimabile valore.</p>								</div>
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		<title>La Certosa di Padula</title>
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		<dc:creator><![CDATA[hotelbaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Feb 2018 17:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tour storico culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]&#160; La Certosa di San Lorenzo a Padula è il maggior monumento monastico dell’Italia meridionale, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Lo stile architettonico è quasi prevalentemente&#160;barocco, infatti sono davvero poche le tracce trecentesche superstiti. I lavori per la sua costruzione ebbero inizio nel 1306 per volere di Tommaso Sanseverino e si protrassero fino alla fine del [&#8230;]</p>
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<p><strong>La Certosa di San Lorenzo a Padula è il maggior monumento monastico dell’Italia meridionale</strong>, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Lo stile architettonico è quasi prevalentemente&nbsp;<strong>barocco</strong>, infatti sono davvero poche le tracce trecentesche superstiti. I lavori per la sua costruzione ebbero inizio nel 1306 per volere di Tommaso Sanseverino e si protrassero fino alla fine del XVIII sec. L’epoca felice della cittadella conventuale si concluse con l’arrivo di Napoleone che ordinò la soppressione dell’Ordine Certosino. Abbandonata dai monaci, la Certosa fu depredata di tutti i suoi tesori (1810-13). Dopo esser tornati per un breve periodo, i religiosi lasciarono definitivamente il complesso nel 1866. Dimenticata per anni ed anni,&nbsp;<strong>nel 1960 cominciarono le opere di restauro e recupero che hanno riportato questa splendida struttura agli splendori che meritava</strong>. Il complesso occupa una superficie di oltre 50 mila metri quadrati. La pianta, che è<strong>&nbsp;a forma di graticola per ricordare il martirio di San Lorenzo</strong>, segue lo schema di ogni altro monastero certosino.&nbsp;<strong>Di grande bellezza la chiesa con i due cori&nbsp;</strong>(uno per i conversi, l’altro per i padri) e&nbsp;<strong>l’altare maggiore con intarsi in madreperla</strong>,&nbsp;<strong>meraviglioso il chiostro grande che con i suoi quasi 15 mila metri quadrati di superfici</strong><strong>e risulta essere tra i maggiori d’Europa</strong>[:]</p>
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		<title>PALINURO BY DRONE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[hotelbaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2018 11:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tour storico culturale]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>[:it]<iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fmcfotografo%2Fvideos%2F1960902824156506%2F&amp;show_text=0&amp;width=560" width="560" height="315" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Palinuro fa parte del comprensorio comunale del Comune di Centola. E&#8217; uno di quei tanti casi in cui la frazione, per una qualche speciale ragione, assume una importanza superiore al capoluogo comunale. La ragione è specialissima, in quanto la selvaggia bellezza del territorio di <strong>Capo Palinuro</strong> non ha pari e <strong>la storia e le leggende</strong> che vi aleggiano contribuiscono a perpetuare il fascino di questi luoghi. La costa incontaminata regala al visitatore distese incantevoli di <strong>spiaggia</strong> e tantissime piccole insenature, <strong>baie</strong> nascoste e <strong>grotte marin</strong>e.&nbsp;Il mare è cristallino. Le spiagge ampie e sabbiose si alternano a tratti rocciosi accessibili solo via mare che nascondono veri gioielli naturali.</p>
<p><strong>Capo Palinuro è un lungo promontorio,</strong> uno strapiombo di roccia calcarea alto circa 200 metri. Si trova nella parte meridionale della costa della Campania. E&#8217; una sporgenza di terra che si spinge nel Mar Tirreno per circa 2 km. E&#8217; uno spettacolo naturale unico nel suo genere, particolare e sicuramente da non perdere.</p>
<p>E&#8217; davvero difficile, se non impossibile, paragonare Capo Palinuro a qualche altro paesaggio mediterraneo. La peculiarità di questo <strong>gigantesco sperone roccioso</strong> consiste nell&#8217;essere stato scavato dall&#8217;acqua: in questo modo sono nate le insenature, gli anfratti, le grotte. <strong>Nelle sue cinque punte, Capo Palinuro</strong> custodisce gelosamente quattro<strong>&nbsp;grotte marine</strong>: la Grotta Azzurra, la Grotta del Sangue, la Grotta dei Monaci, e la Grotta Sulfurea, visitabili in barca.</p>
<p style="text-align: justify;">Un immenso<strong> arco di roccia</strong> frastagliata si protende nel mare a protezione di una baia che è riparo e porto naturale per i naviganti, e tale deve essere apparsa anche in tempi lontani agli Argonauti, ai Fenici, ai Greci che frequentarono questi luoghi. Il Capo conserva segni di lontanissimi insediamenti umani, con tombe databili intorno al V sec. A.C. e<strong> reperti archeologici</strong> che dimostrano come la bellezza e la posizione strategica del <strong>porto</strong> abbiano favorito l&#8217;insediamento di una colonia greca.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua storia è legata alla storia della <strong>città della Molpa</strong>, di cui restano due ruderi: il castello e la chiesa parrocchiale di San Giuliano, risalente al 1100. Il nome stesso della località richiama alla mente la figura del <strong>nocchiero di</strong> <strong>Enea</strong>, Palinuro appunto, che si innamorò di una splendida fanciulla di nome Kamaratòn, inseguendone l&#8217;immagine fino in fondo alle scogliere del Capo, che da allora prese il suo nome. Questa bellezza è profusa ampiamente nei tramonti infuocati, nella forma delle anse rocciose, nell&#8217;arco naturale illuminato in controluce, nelle <strong>spiagge bianche</strong> che classificano questa località come una delle più belle al mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma Palinuro non è solo mare; il carattere aspro e forte della costa è caratterizzato dalla macchia mediterranea, che tra cespugli di mirto, ginestre ed erica, annovera anche una vera rarità, la famosa &#8220;<strong>Primula Palinuri</strong>&#8221; un originale fiore che cresce solo in questa zona.</p>
<p>Due le chiese presenti nel paese: la&nbsp;<strong>Chiesa di Santa Maria di Loreto</strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong>Cappella di Sant&#8217;Antonio del Porto</strong>. Infine, degno di nota è l&#8217;<strong>Antiquarium</strong>&nbsp;di Palinuro, situato in località &#8220;Ficocella&#8221; su un terreno a picco sul mare. L&#8217;edificio che oggi ospita il piccolo <strong>museo</strong> venne realizzato negli anni &#8217;60 grazie all&#8217;interesse dell&#8217;<strong>Ente Provinciale per il Turismo di Salerno</strong>, per raccogliere ed esporre i numerosi&nbsp;<strong>reperti archeologici</strong>&nbsp;venuti alla luce durante una serie di campagne di scavo condotte a partire dal 1948.</p>
<p>L&#8217;<strong>antiquarium</strong>&nbsp;raccoglie suppellettili di ossidiana risalenti a <strong>6000 anni fa circa</strong>, i resti di un antico insediamento preistorico individuato nel 1983, i corredi della necropoli di età arcaica che hanno restituito ceramica di tradizione ionica, ceramica attica a figure nere e ceramica di produzione locale tipica del Vallo di Diano con decorazione geometrica, adoperata, oltre che per contenere acqua o derrate alimentari, anche come cinerari dei defunti sottoposti a cremazione. Sono inoltre esposti i ritrovamenti di numerosi relitti di età ellenistica affondati nel mare di Palinuro</p>
<p style="text-align: justify;">Spingendosi all&#8217;interno della <strong>valle del Mingardo</strong>, attraverso la gola del Diavolo, si incontra il borgo medioevale <strong>di San Severino</strong>, unico villaggio conservato quasi intatto da quando fu abbandonato a causa di continui smottamenti. Il Castello risale al XI sec e vide gli eventi che coinvolsero i normanni Guimondo e Gisulfo nella lotta per la signoria su queste contrade.</p>
<p>[:]</p>
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		<title>Paestum</title>
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		<dc:creator><![CDATA[hotelbaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2016 10:25:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tour storico culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]&#160; Situato a sud-est del Golfo di Salerno, nella parte meridionale della Piana del Sele, Paestum è un sito archeologico di estrema importanza, riconosciuto dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, insieme al Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Il sito si trova nel Comune di Capaccio in Provincia di Salerno. Paestum fondata dai Greci intorno al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>[:it]&nbsp;</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="irc_mi iOYKUFyyvagQ-pQOPx8XEepE aligncenter cc_cursor" src="https://www.planetware.com/photos-large/I/paestum.jpg" alt="" width="612" height="404"></p>
<p>Situato a sud-est del Golfo di Salerno, nella parte meridionale della Piana del Sele, <strong>Paestum</strong> è un sito archeologico di estrema importanza, riconosciuto dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, insieme al Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano.</p>
<p>Il sito si trova nel Comune di Capaccio in Provincia di Salerno.</p>
<p>Paestum fondata dai Greci intorno al VII sec. a.C. con il nome di <strong>Poseidonia</strong>, Paestum fu successivamente occupata dai Lucani finché, nel 273 a.C., Roma ne fece una florida colonia, dandole il nome attuale.</p>
<p>Oltre al valore culturale, l’importanza di Paestum è legata all’ottimo stato di conservazione dei beni, a cominciare dalle <strong>mura di cinta</strong>, costruite dai Greci e poi rafforzate dai Lucani e dai Romani.</p>
<p>Ciò che colpisce di più è la visione di <strong>tre maestosi templi</strong> inseriti in una verde pianura, che riflettono una luce diversa a seconda delle ore e delle stagioni.</p>
<p>Tanti scrittori, poeti e artisti come Goethe, Shelley, Canova e Piranesi sono rimasti affascinati da questo spettacolo che si è rivelato per loro fonte di ispirazione.</p>
<p>Questi grandi edifici costituiscono uno straordinario esempio di stile dorico.</p>
<p><strong>Il Tempio di Hera</strong>, risalente al VI sec. a.C., è il più antico.</p>
<p><strong>Il Tempio di Nettuno</strong> (V sec. a.C), si presenta come una grandiosa costruzione in travertino, di un caldo colore dorato che varia di tonalità nelle diverse ore della giornata. E’ un vero gioiello di architettura dorica: maestoso e al contempo elegante.</p>
<p><strong>Il Tempio di Cerere</strong> (VI sec. a.C.), in realtà dedicato alla dea Athena, in epoca medievale fu trasformato in chiesa e custodisce, addossate al muro esterno, tre tombe cristiane.</p>
<p><img decoding="async" class="irc_mi iOYKUFyyvagQ-pQOPx8XEepE alignleft" src="https://www.vietricar.it/it/wp-content/uploads/2015/03/12.jpg" alt="" width="464" height="354"></p>
<p>In estate, una passeggiata notturna in questo magnifico scenario, con musiche e luci che animano il percorso di visita, offre la possibilità di immergersi in un’atmosfera unica, tra le opere delle grandi civiltà del passato.[:]</p>
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		<title>Santuario della Madonna del Monte Sacro di Novi Velia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[hotelbaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2016 09:44:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tour storico culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Nel cuore del Cilento, proprio alle spalle del capoluogo Vallo della Lucania, si erge in tutta la sua potenza, solitario gigante della valle di Novi, il massiccio del Gelbison, sulla cui vetta si trova il più alto Santuario d&#8217;Italia, dedicato alla Vergine Maria. Il nome del monte è di chiara etimologia saracena, Gebil-el-Son, il Monte [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>[:it]Nel cuore del Cilento, proprio alle spalle del capoluogo Vallo della Lucania, si erge in tutta la sua potenza, solitario gigante della valle di Novi<strong>, il massiccio del Gelbison</strong>, sulla cui vetta si trova <strong>il più alto Santuario d&#8217;Italia, dedicato alla Vergine Maria.</strong></p>
<p>Il nome del monte è di chiara etimologia saracena,<strong> Gebil-el-Son, il Monte dell&#8217;Idolo</strong>, come di origine araba sono tanti toponimi cilentani, dovuti alla lunga permanenza dei Saraceni nel territorio. E se il monte fu chiamato con questo nome, vuol dire che già al tempo dei Saraceni esisteva un luogo di culto lassù, sulla vetta. Il sito religioso è meta di pellegrinaggi fin dal XIV secolo ed è noto per essere uno straordinario punto panoramico sul Cilento, sul Vallo di Diano e sul golfo di Salerno.</p>
<p><img decoding="async" class="irc_mi ivGRPoVFrIQs-pQOPx8XEepE alignleft" src="https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/236x/ab/c3/f0/abc3f0a8d4720fcb6542fc5b6f36017d.jpg" alt="" width="267" height="402"></p>
<p>Una leggenda narra che in età longobarda, due cavalieri giunsero sulla&nbsp; vetta del monte e mentre uno varcò il portale della chiesa per ringraziare&nbsp; la Madonna, l&#8217;altro non entrò nel santuario e rimase a schernire da fuori l&#8217;altro cavaliere per questo suo gesto di &#8220;debolezza&#8221; che poco si addiceva ad un vero guerriero. Ma all&#8217;improvviso il suo cavallo s&#8217;imbizzarrì e in pochi attimi raggiunse l&#8217;orlo del precipizio adiacente la chiesa per accingersi ad effettuare un salto nel vuoto. Allora il cavaliere implorò l&#8217;aiuto della Madonna la quale gli salvò la vita facendo arrestare la cavalcatura su un pinnacolo di roccia calcarea sporgente oltre il ciglio del precipizio. Da allora tale spuntone di roccia è denominato &#8220;<strong>ciampa</strong> (cioè zampa) <strong>di cavallo</strong>&#8220;. Da tale episodio deriverebbe l&#8217;usanza, da parte dei pellegrini, di lanciare monetine (un tempo si lanciavano sassi del suolo sacro) nel tentativo di centrare lo spuntone di roccia. Secondo la tradizione se nel tentativo vi riesce una donna nubile, ella ritornerà al santuario da sposata, se invece è un anziano a centrare la roccia, egli farà ritorno al santuario l&#8217;anno successivo.</p>
<p>Per i Cilentani il Gelbison è semplicemente <strong>&#8220;il Monte Sacro&#8221;</strong>, che attira annualmente migliaia di fedeli che lassù confluiscono non solo dalla regione campana ma anche dalla Basilicata, dalla Puglia e dalla Calabria per deporre ai piedi di Maria le loro pene e chiedere le sue grazie celesti.</p>
<p>La <strong>&#8220;Madonna del Monte&#8221;</strong>, come viene chiamata dai Cilentani, la cui venerazione risale al 1300, è una statua lignea, in origine rozzamente scolpita e restaurata in epoca moderna.</p>
<p>I pellegrini, ogni anno, in estate, si recano in processione al santuario, portando un Gesù Bambino di cera.</p>
<p>E&#8217; <strong>uno straordinario punto panoramico</strong>: dalla sua vetta di godono ampie vedute sulle valli ed i monti circostanti. Gli estesi boschi che ricoprono completamente le pendici ospitano animali rari e preziosi come il lupo, la martora e il picchi nero.&nbsp; Le sue pendici sono rigate da corsi d&#8217;acqua cristallini e mille rivoli e cascate caratterizzano la zona dove rimangono visitabili vetusti mulini e frantoi.</p>
<p>&nbsp;[:]</p>
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		<title>Castelnuovo Cilento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[hotelbaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jun 2016 16:20:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tour storico culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]&#160; Posto su una collina che domina la valle dell’Alento, il borgo di Castelnuovo Cilento, capoluogo del comune omonimo, sorge intorno ad un castello, una struttura normanna risalente al XIII secolo dalla quale si gode un panorama eccezionale. Secondo la leggenda era collegato con quello di Velia e con altre fortificazioni della zona attraverso cunicoli [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.hotel-baia.it/2016/06/27/castelnuovo-cilento/">Castelnuovo Cilento</a> proviene da <a href="https://www.hotel-baia.it">Hotel Baia Palinuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>[:it]&nbsp;</p>
<p>Posto su una collina che domina la <strong>valle dell’Alento</strong>, il borgo di <strong>Castelnuovo Cilento</strong>, capoluogo del comune omonimo, sorge intorno ad un castello, una struttura normanna risalente al XIII secolo dalla quale si gode un panorama eccezionale. Secondo la leggenda era collegato con quello di Velia e con altre fortificazioni della zona attraverso cunicoli sotterranei. Si ritiene che le origini del borgo di Castelnuovo siano da rinvenire nella caduta del castello della Bruca, i cui ruderi sono ancora visibili sull’acropoli dell’antica Velia. Infatti gli ultimi abitanti di quel posto a seguito di tale avvenimento risalendo la piana verso l’interno trovarono un rifugio più sicuro nei pressi di una fortificazione normanna che da allora prese il nome di Castelnuovo.</p>
<p>Da visitare il centro storico con le case che recano ancora le scritte <strong>“Viva il Re”</strong> del 1946 e “<strong>Viva la</strong> <strong>Repubblica”</strong>, a testimonianza della fervente campagna referendaria sostenuta in quell’anno. Ritornando indietro di molti anni, ancor prima dell’Unità d&#8217;Italia durante i moti rivoluzionari del 1848, fu luogo d&#8217;incontro delle numerose colonne d&#8217;insorti cilentani.[:]</p>
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		<title>Velia &#8211; Elea</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2016 16:07:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tour storico culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it] Uno dei siti archeologici più vasti nel Meridione e conserva ancora i resti sia della civiltà greca che romana, nonché dell&#8217;epoca medievale. Gli scavi di Velia per i romani o Elea per i greci rappresentano uno dei gioielli del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano. I resti di questa antica città [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>[:it]<a href="http://hotelbaiaold.soluzionitop.com/wp-content/uploads/2016/06/PortaRosaVelia-800.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-1091 alignleft" src="https://hotelbaiaold.soluzionitop.com/wp-content/uploads/2016/06/PortaRosaVelia-800-300x225.jpg" alt="PortaRosaVelia-800" width="380" height="285"></a></p>
<p><strong>Uno dei siti archeologici più vasti nel Meridione </strong>e conserva ancora i resti sia della civiltà greca che romana, nonché dell&#8217;epoca medievale. Gli scavi di <strong>Veli</strong><strong>a</strong> per i romani o Elea per i greci rappresentano <strong>uno dei gioielli del Parco Nazionale del Cilento</strong> e del Vallo di Diano. I resti di questa antica città si trovano nel territorio di Ascea Marina, importante località balneare situata tra Agropoli e Palinuro. La felice posizione geografica di Velia (Elea), situata al centro delle antiche rotte commerciali tra Grecia ed Etruria la rese molto ricca e potente. I suoi scavi oggi arricchiscono l’offerta di turismo balneare del Cilento costiero.</p>
<p><strong>Mare e cultura</strong> è il binomio d’oro che ogni località italiana può offrire e che rende unica la vacanza nel nostro paese. La mattina ci si può immergere nel mare cristallino di Agropoli, Santa Maria di Castellabate, Acciaroli, Pioppi, <strong>Palinuro</strong> o Marina di Camerota e il pomeriggio può rivivere l’emozione di passeggiare tra le strade o l’ <strong>agorà</strong> (il foro) di Velia dove sicuramente passeggiarono anche grandi filosofi della scuola Eleatica come Parmenide, Zenone e Melisso.</p>
<p>Al suo interno si possono ammirare le&nbsp;costruzioni&nbsp; tipiche greche e romane e i monumenti che ancora restano a loro ricordo: <strong>le terme</strong> con il loro sistema di canalizzazione delle acque e i mosaici, il castello medievale con <strong>la Basilica Palatina</strong> (attualmente sede di una mostra con i reperti più significativi ritrovati durante gli scavi),ma soprattutto la <strong>Porta Rosa</strong>, unico arco a tutto sesto di fattura greca ritrovato nel mondo.</p>
<p>&nbsp;[:]</p>
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		<title>Il Borgo di Marina di Camerota</title>
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		<dc:creator><![CDATA[hotelbaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2015 19:09:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tour storico culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]&#160; Marina di Camerota ha mantenuto intatto l&#8217;antico borgo marinaro, che la rende caratteristica con i suoi vicoli che passano sotto suggestive volte ed arcate e le stradine che proseguono con ponti e scalinate. Il centro storico, vero cuore della cittadina, è costituito dal fitto susseguirsi di queste stradine, che si incrociano in piazza San [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>[:it]&nbsp;</p>
<p>Marina di Camerota ha mantenuto intatto l&#8217;antico borgo marinaro, che la rende caratteristica con i suoi vicoli che passano sotto suggestive volte ed arcate e le stradine che proseguono con ponti e scalinate. Il centro storico, vero cuore della cittadina, è costituito dal fitto susseguirsi di queste stradine, che si incrociano in piazza San Domenico e proseguono fino al lungomare.</p>
<p>Proprio nei&nbsp;vicoli pulsava la vita e l&#8217;economia del paese, basata su attività in parte mantenute vive. Nei vicoli si raccoglievano le ragazze per cucire, rammendare e ricamare. Ricordiamo&nbsp;la battitura del libano,&nbsp;una corda vegetale ottenuta intrecciando un&#8217;erba resistente, ma molto tagliente;&nbsp;la lavorazione&nbsp;dei tipici canestri; la conservazione del tonno, delle alici e delle melanzane sott&#8217;olio.</p>
<p>Le origini del nome si riferiscono alle numerose grotte calcaree, in cui ancora oggi si ritrovano reperti primitivi. Il&nbsp;<strong>mito di Camerota</strong>&nbsp;invece narra della bellissima&nbsp;<em>ninfa Kamaraton</em>&nbsp;di cui si innamorò il nocchiero Palinuro. Tra i luoghi di interesse spicca il pittoresco&nbsp;<strong>castello medievale</strong>&nbsp;situato nella parte alta. Nel centro storico i&nbsp;<strong>ceramisti</strong>&nbsp;producono ancora i loro variopinti oggetti nelle fornaci. Qui è possibile anche rilassarsi e rinfrescarsi nelle graziose pasticcerie e gelaterie. Per chi volesse riportare a casa un souvenir particolare ed utile allo stesso tempo, può acquistare le famose “<strong>mammole</strong>”, graziose brocche dagli splendidi decori capaci di mantenere l’acqua molto fresca. Molto belli anche i piatti in terracotta e gli oggetti prodotti da fabbri, cestai, ceramisti e dagli artigiani del vimini, ed i prodotti lavorati con il corallo rosso.[:]</p>
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		<title>Teggiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[hotelbaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2015 19:07:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tour storico culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]&#160; Antica roccaforte, oggi patrimonio Unesco dell’umanità è una antico gioiello. Il Castello di Teggiano è fra i più importanti dell&#8217;Italia meridionale. L’aspetto naturale di Ioppidum romano, ricordato ancora oggi dalla conservazione in pianta del Cardo e del Decumano viene rinnovato in epoca normanna e in età federiciana.Ma è soprattutto in epoca medioevale che l’allora [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>[:it]&nbsp;</p>
<p>Antica roccaforte, oggi patrimonio Unesco dell’umanità è una antico gioiello. Il Castello di Teggiano è fra i più importanti dell&#8217;Italia meridionale. L’aspetto naturale di Ioppidum romano, ricordato ancora oggi dalla conservazione in pianta del Cardo e del Decumano viene rinnovato in epoca normanna e in età federiciana.Ma è soprattutto in epoca medioevale che l’allora Diano ha avuto un ruolo predominante nella storia del Vallo di Diano.<br />
Difatti la potente famiglia Sanseverino vi costruì il Castello e la elesse a roccaforte dove potersi rifugiare in caso di pericolo. Lì Antonello Sanseverino, Principe di Salerno e signore dello Stato di Diano, insieme a molti altri feudatari della zona, ordì la Congiura dei baroni, una sorta di sommossa fiscale contro il re di Napoli Federico d’Aragona e conclusa nel 1487 con l’accordo fra le parti.<br />
A quell’epoca oltre al Castello era protetta tutta la città poichè Diano era cinta da alte mura con 25 torri di guardia e quattro porte di accesso e fu ritenuta inespugnabile dopo che resistette per 3 mesi all’assedio del nuovo re di Napoli Ferdinando d’Aragona.<br />
Ecco gli itinerari turistici consigliati:</p>
<ul>
<li>Chiesa – Convento di San Francesco</li>
<li>Castello dei Principi Sanseverino</li>
<li>Chiesa di Sant’Antuono</li>
<li>Museo delle Erbe</li>
<li>Chiesa – Convento della SS. Pietà</li>
<li>Chiesa di San Martino</li>
<li>Museo Diocesano – Chiesa di San Pietro</li>
<li>Chiesa – Convento di Sant’Agostino</li>
<li>Museo degli usi e delle tradizioni del Vallo di Diano</li>
<li>Chiesa di San Michele Arcangelo</li>
<li>Chiesa della SS. Annunziata</li>
<li>Chiesa di Sant’Andrea</li>
<li>Cattedrale di Santa Maria Maggiore</li>
</ul>
<p>[:]</p>
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		<title>Il Borgo medioevale di Pisciotta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[hotelbaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2015 19:02:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tour storico culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it] Pisciotta, antico borgo medioevale, la cui origine è da ritrovarsi verso l&#8217;anno 900, è situato sulla parte più elevata di un colle che scende dolcemente verso il mare, e coronato da una distesa ininterrotta di maestosi e secolari ulivi. Il paese conserva una inalterata struttura urbanistica medioevale, con un possente castello posto sulla sommità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>[:it]<a href="http://hotelbaiaold.soluzionitop.com/wp-content/uploads/2015/06/pisciotta.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-403" src="https://hotelbaiaold.soluzionitop.com/wp-content/uploads/2015/06/pisciotta.jpg" alt="pisciotta" width="259" height="194"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Pisciotta, antico borgo medioevale, la cui origine è da ritrovarsi verso l&#8217;anno 900, è situato sulla parte più elevata di un colle che scende dolcemente verso il mare, e coronato da una distesa ininterrotta di maestosi e secolari <strong>ulivi</strong>. Il paese conserva una inalterata <strong>struttura urbanistica medioevale, con un possente castello posto sulla sommità del borgo,</strong> e, strette attorno ad esso, le antiche case del paese, addossate le une alle altre lungo strette e tortuise viuzze a prova di pirata.</p>
<p style="text-align: justify;">Gode di un clima mite ed è nota per il&nbsp;<strong>pregevole centro storico&nbsp;</strong>e per l<strong>&#8216;ulivo</strong>&nbsp;la cui varietà viene detta<strong>&nbsp;Pisciottana. </strong>Molto affascinante la descrizione che ci lascia di questa terra il poeta&nbsp;<strong>Giuseppe Ungaretti</strong>&nbsp;nel suo&nbsp;<em>Viaggio nel Mezzogiorno:</em><em> Pisciotta si svolge in tre fasce su una parete: la più alta è il vecchio paese, di case gravi e brune e a grandi arcate; in mezzo, sono ulivi sparsi come pecore a frotte; la terza, a livello dell&#8217;acqua, la formano case nuove e leggere, i cui muri sembrano torniti dall&#8217;aria in peristili. Ed ora gli ulivi hanno un alone di luce intorno alle foglie, come i santi. Ora i monti che ci fiancheggiano vanno avanti e indietro, e alcuni arrivano ritti sull&#8217;acqua, e altri, prostrati, appiattiti, si prolungano in orazione verso l&#8217;acqua: verso Occidente sono netti, per l&#8217;ora, in una fine sabbia di luce. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Qualche cenno storico: Il paese sorge nella posizione attuale in seguito alla distruzione, da parte dei Saraceni, dell&#8217;antica Pixus, da cui alcuni abitanti partirono per rifugiarsi sul colle di Pisciotta e fondarvi una nuova piccola Pixus, ossia Pixoctum. Pisciotta nel XII secolo è feudo e appartiene prima ai Caracciolo e poi ai Sanseverino. Il feudo viene acquistato nel 1554 da don Sancio Martinez de Leyna, capitano generale delle galee del Regno di Napoli, che inizia la costruzione di numerose torri costiere per difendere il territorio dall&#8217;assalto dei Turchi. Nel 1602 divengono signori di Pisciotta i Pappacoda, che manterranno il feudo, divenuto frattanto Marchesato, fino al 1806. Si deve a loro la costruzione del Palazzo, edificato sui resti dell&#8217;antico castello, di cui ingloba una parte, sul lato Ovest. Dal 1635 al 1639 Pisciotta è anche sede vescovile. Nei secoli XVI e XVII il Veduta aerea del centro storico di Pisciotta paese subisce pesanti attacchi ad opera dei pirati barbareschi e Turchi; successivamente è preso di mira principalmente da bande di briganti, tra i quali il famoso Fra&#8217; Diavolo. E di quell&#8217;epoca l&#8217;imponente Chiesa dedicata ai Santi Apostoli Pietro e Paolo, che conserva al suo interno preziose opere, tra cui un quadro di San Francesco, miracolosamente scampato all&#8217;incendio appiccato all&#8217;edificio dai Turchi nel 1640.</p>
<p style="text-align: justify;">Agli inizi del &#8216;700 Pisciotta diventa il paese più popolato del Cilento, con una ricca economia basata principalmente sulla caratteristica produzione dell<strong>&#8216;olio d&#8217;oliva</strong>, ma anche sui ricchi traffici commerciali marittimi del suo importante porto, uno degli unici, all&#8217;epoca, operativo sotto Salerno.</p>
<p>[:]</p>
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